Studiare l’Albero Genealogico in un periodo come questo, a cosa serve?

Ad amarti un po’ di più. Immagino tu possa essere sorpreso o sorpresa da un’affermazione del genere e ora cerco di spiegarti da dove mi proviene questa convinzione. Di sicuro concorderai con me che il miglior anticorpo o vaccino che possiamo generare da soli è proprio un maggior amore per noi stessi. Come fare? Più ci conosciamo, più comprendiamo chi siamo e da dove nascono i nostri atteggiamenti nei confronti della vita e più abbiamo l’opportunità di accogliere quelle parti di noi che maggiormente detestiamo.

Genealogia

Si, ci sono parti che proprio non riusciamo a digerire e sappiamo bene che sono proprio quelle la causa delle nostre discussioni e liti in ambito relazionale e lavorativo, o del nostro disagio interiore. I colpevoli esterni sono spesso proiezioni del colpevole interno.

In un momento storico come questo abbiamo due scelte fondamentali da fare: o restare nella frustrazione, rabbia e impotenza vivendo passivamente ciò che mai ci saremmo aspettati di vivere, o rimboccarci le maniche e utilizzare questo tempo per noi stessi e recuperare doni e risorse utili per reinventarci con nuovo entusiasmo e nuove possibilità sia a livello personale che lavorativo.

A chi è indirizzato un Corso di Formazione sull’Albero Genealogico?

Se sei un Mediatore Familiare, un Coordinatore Genitoriale o ti occupi di relazioni familiari ti posso assicurare che lo studio dell’Albero Genealogico è uno strumento indispensabile, che non può assolutamente mancare nel tuo bagaglio formativo. Sai già quanto l’influenza del sistema familiare sia la causa di tanti disagi, saperne decodificare le implicazioni di traumi ed eredità amplierà la tua professionalità alla multigenerazionalità.

Se non lo sei, e stai leggendo questo articolo, è perché sai già quanta importanza potrebbe avere per te saperne di più. Abbiamo più che mai bisogno di reinventarci, riacquistare il potere personale che ci compete e diventare protagonisti della nostra vita. Facciamolo per noi, per i nostri discendenti che rischiano, con quanto sta accadendo, di portarsi un ulteriore peso sulle spalle. Ci preoccupiamo tanto dei debiti nazionali che potremmo lasciare e non di quelli emozionali che derivano da questo grande trauma che stiamo vivendo.

Cominciamo con ordine.

Oltre ad un lungo percorso personale, lavoro da anni con coppie, famiglie e adolescenti. Conosco molto bene la difficoltà di affrontare il cambiamento, di accogliere anche solo l’idea di rovistare dentro noi stessi per trasformare un dolore in risorsa, perché quel dolore non lo vogliamo più vedere e anche se amiamo profondamente le persone che ci sono accanto, non troviamo la forza per farlo.

Se ti dicessi che non è mancanza di coraggio, ma fedeltà ad un patto che hai interiorizzato?

Spero di averti sorpreso con questa ulteriore affermazione. Si ci sono patti di lealtà familiare che noi abbiamo interiorizzato a cui siamo profondamente fedeli senza esserne consapevoli coscientemente. Sono patti d’amore profondo e tanto gli siamo fedeli che non vogliamo tradirli per nessuna cosa al mondo.

Siamo disposti a rompere il nostro matrimonio, a restare soli tutta la vita, a soffrire ogni tipo di malattia o fallimento, se non addirittura a perdere la vita pur di restare fedeli a questo inconsapevole patto di alleanza stipulato nel nostro subconscio.

Effetti di un trauma non elaborato

Quando una persona cara ci viene a mancare, cosa pensiamo nel pieno del nostro dolore? A voler stare ancora insieme, e più è grande il nostro amore, e più saremmo disposti a morire pur di restare ancora in relazione. Ecco se questo desiderio rimane radicato dentro di noi, non solo non ci permette di entrare nell’elaborazione del lutto, ma entra nelle nostre cellule, diventa memoria cellulare, e di conseguenza eredità per chiunque riceverà il nostro sangue: discendenti o riceventi che siano.

Ora immaginiamo nasca un figlio, mentre io mi trovo ancora impantanata nel lutto, che messaggio gli arriva? E quel messaggio come viene elaborato? E’ un messaggio inconsapevole, forse narrato nella crescita, ma sicuramente prima assorbito ed interiorizzato.

C’è la seria possibilità che quel figlio voglia sostituire per amore la persona che alla mamma manca tanto. Che si metta nella condizione inconscia di identificarsi con il suo dolore e la persona mancante. Due identità in una che vivono sentimenti in contrasto, in antitesi o uguali.

Esperienza personale

Faccio un esempio personale. Intorno ai 15-16 anni inizio a soffrire di dolori nella zona fegato-appendice. Dolori forti, sensazione di gonfiore costante. Spesso zoppicavo per quanto il dolore fosse intenso. Visite, giri di medici, analisi, diete….nulla. Né passava, né si capiva cosa avessi. Non era costante, andava a periodi,

Albero Genealogicoquindi sono arrivata fino ai 22 anni e poi ho deciso che poteva bastare e ascolto la voce di un medico che mi dice di operarmi di appendicite. Mi faccio operare e, con grande meraviglia di tutti…non c’era nulla. Non avevo nulla.

Cosa stava accadendo nella mia vita? Facile a dirsi, ero in piena adolescenza e desiderio di creare una mia autonomia e indipendenza, soprattutto di sganciarmi da un padre che adoravo, ma era incredibilmente geloso. Una gelosia che non si spiegava razionalmente e non aveva un senso logico. Gelosia, attaccamento incredibile, paura di perdermi.

Tanti e tanti anni dopo mi metto a studiare il mio Albero Genealogico e inizio a comporre la famiglia di mio padre. Conoscevo molte storie, soprattutto quella della sorella maggiore, morta per un attacco di appendicite andata in peritonite a soli 23 anni. Una morte improvvisa e sconvolgente per la famiglia perché pare fosse una ragazza solare e allegra, piena di vita. All’improvviso viene dentro di me la consapevolezza piena di come mi fossi agganciata inconsciamente a quella morte e al dolore di mio padre.

Le due vite si sono come sovrapposte. Da una parte la mia, con le mie crisi, le mie somatizzazioni, dall’altra il vivere come mia zia per lenire quella ferita invisibile di mio padre, che io percepivo benissimo a livello inconscio. La mia decisione di accettare l’operazione è stata il mio modo inconsapevole di dire: risolvo, lei non lo ha potuto fare, lo faccio io per lei e mi salvo.

Ho compreso finalmente le ragioni profonde della paura di mio padre nei miei confronti, ho compreso la sua gelosia, la sua relazione con me così diversa da quella con mia sorella. È stato un momento di grande guarigione per me, per la relazione con mio padre e per tutto il sistema familiare che ha ritrovato un equilibrio sano. Ho così dis-identificato la mia vita da quella di mia zia, ho lasciato andare il dolore per la sua perdita e promesso a me stessa che avrei onorato la vita anche per lei che sicuramente se lo meritava.

Bert Hellinger chiamava amore cieco queste scelte di amore inconsapevole. Il nostro compito è trasformarle in scelte di amore consapevole che generano vita, armonia ed equilibrio, non solo in noi, ma nell’intero sistema familiare e tutto questo puoi farlo imparando ad onorare il tuo Albero Genealogico.

Buona vita.

Brunella

 

Biografia essenziale: 

  • Bert Hellingher, I due volti dell’amore, come far funzionare l’amore nei rapporti affettivi, Ed. Crisalide.
  • Anne Ancelin Schutzenberger, La Sindrome degli Antenati, Di Renzo Editore.

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